Storia del Bridge – Colpo Deschapelles

E’ noto che il bridge ha come progenitore il cosiddetto “WHIST” a sua volta derivato da altri giochi praticati in Inghilterra fino alla metà del 1700.

Infatti nel 1742 E. Hoyle pubblica a Londra il trattato “a short treatise on the game of whist”, il cui impatto è tale che in pochi anni diventerà il gioco di carte più in voga in tutta Inghilterra.

Era giocato da quattro persone, coppia contro coppia, 52 carte (in origine 48), l’ultima carta era scoperta sul tavolo ed identificava l’atout; il distributore la prendeva al proprio turno e la riponeva fra le sue carte.

Le regole del gioco erano le stesse a quelle del bride attuale, senza il morto che gioca a carte scoperte (sarà una modifica successiva)

Per ogni coppia le prime sei prese erano obbligatorie, mentre la settima e tutte le successive valevano un punto ognuna.

La partita si vinceva raggiungendo i sette punti, inoltre erano previsti premi di punteggio per la vittoria e per gli onori (come in partita libera).

Voglio proporvi a tale fine un brano di uno dei romanzi più famosi della letteratura mondiale, “Il Circolo Pickwick” (abbreviato in The Pickwick Papers), di Charles Dickens, pubblicato a puntate tra il 1836 e 1837, comico resoconto delle avventure e disavventure di Samuel Pickwick, Augustus Snodgrass, Tracy Tupman e Nathaniel Winkle (tutti membri del circolo).

Suvvia, suvvia, intervenne sollecito il padrone ansioso di mutar soggetto, che ne direbbe signor Pickwick di una partita a carte ?

Proprio quel che vorrei, rispose l’interpellato, ma la prego di non farlo per me.

Oh, mia madre è appassionatissima al gioco, disse il signor Wardle, nevvero madre? La vecchia dama rispose affermativamente, mostrandosi al riguardo molto meno sorda del consueto.

Joe, Joe urlò il signore anziano, Joe maledetto ragazzo …. Oh, eccoti qua! Metti fuori i tavolini da gioco.

Quel giovinetto sonnolento collocò senza bisogno di altri incitamenti due tavolini pieghevoli: l’uno per giocarvi a “Papessa Giovanna”, l’altro per il WHIST.
I giocatori di whist erano il signor Pickwick e la vecchia dama contro il signor Miller e il signore grasso; tutti i restanti si riunirono per l’altra partita.

Il gioco fu condotto con quella gravità di comportamento e quel contegno calmo che si convengono a un rito il cui nome significa “zitto”: cerimonia solenne alla quale, ci sembra, il titolo di “gioco” è stato attribuito con grande inconsideratezza e sconvenienza.

D’altra parte, il secondo tavolino era così allegro e rumoroso da interrompere i calcoli del signor Miller il quale, non riuscendo a concentrarsi così come avrebbe dovuto, si rese colpevole di vari alti crimini e reati che non mancarono di suscitare l’ira più smisurata del signore grasso e di eccitare, in pari proporzioni, il buonumore della vecchia dama.

Ecco qua disse il delinquente Miller con voce di trionfo, raccogliendo le carte al fine del giro, non avrei potuto fare giocare meglio, ne sono lusingato; sarebbe stato impossibile fare un’altra mano.

Miller avrebbe dovuto chiedere quadri, non le sembra signore ? domando la vecchia dama.

Il signor Pickwick annuì.

Avrei dovuto, avrei? chiese lo sventurato appellandosi nel dubbio al compagno.

Avrebbe dovuto, rispose il signore Grasso con voce terribile.

Me ne dispiace, disse il signor Miller, a cresta ciondoloni.

Troppo tardi oramai, brontolò il signore Grasso.

Due di onori e ci portiamo a otto, disse il signor Pickwick.

Un’altra mano. Può tenere il gioco? Chiese la vecchia dama.

Sì, rispose il signor Pickwick, doppio semplice e partita.

Mai vista tanta fortuna disse il signor Miller.

Mai visto carte simili sbuffò il signor Grasso.

Silenzio solenne.

Giocando il signor Pickwick, la vecchia dama impotente, furioso l’uomo Grasso e intimorito il signor Miller.
Un altro doppio, disse la vecchia dama prendendo nota trionfalmente dell’avvenimento col deporre mezzo scellino e mezzo penny consunto sotto il candelabro.
Un doppio signore, aggiunse il signor Pickwick. Me ne sono perfettamente accorto signore, rispose seccamente il signore Grasso.
Un’altra mano con risultato simile, venne seguita da una rinunzia dello sfortunato signor Miller, al che il signore grasso cadde in uno stato di alta tensione personale che durò fino al termine della partita, ed allora costui si ritirò in un canto restandovi perfettamente silenzioso per la durata di un’ora e ventisette minuti, al termine dei quali egli emerse dal suo ritiro per offrire al signor Pickwick una presa di tabacco con l’aria di un uomo rassegnato a perdonare cristianamente le offese ricevute.

L’udito della vecchia dama andava intanto decisamente migliorando, e lo sventurato signor Miller si sentiva fuori del proprio elemento naturale come un delfino dentro a una garitta.
Intanto all’altro tavolo il gioco procedeva allegramente.

Storia del bridge e quindi storia dei colpi celebri nel gioco della carta.

Eccone qualche esempio.
Deschapelles.
Il colpo di Deschapelles detto così dal nome di un grande giocatore di WHIST Alexander Louis Honorè Lebreton Deschapelles, vissuto in Francia dal 1780 al 1847, consiste nel sacrificare un onore teoricamente vincente allo scopo di procurare un’entrata al proprio compagno.

Lo schema ridotto è il seguente:


A senza atout se Ovest gioca la sua Q il dichiarante non può impedire ad Est di vincere una presa con il K e quindi di entrare in mano.
Un esempio da smazzata completa è dato dal seguente contratto di 3NT.

Ovest attacca con il F di e dopo aver vinto la presa torna nel colore.

Est prende con il 10 e fa saltare l’Asso di Nord. Sud tenta il sorpasso a ed Ovest prende con il K e gioca la Q di (colpo di Deschapelles).

Il dichiarante non può realizzare nove prese senza cedere il 10 di a Ovest che fa cadere il contratto trasferendo la mano ad Est al quale ha procurato un  rientro con il K .

IL SALOTTO BUONO PARTE I – II – III

PARTE I

by Sergio Invernizzi

Mi ha sempre affascinato quando, nella letteratura ottocentesca, ho incontrato il salotto buono: luogo di incontro, di conversazione, di giochi, di nuove o consolidate amicizie.

Mi sono soffermato ad immaginarne l’ambientazione e le caratteristiche.

Certo si trovava nella parte migliore del palazzo laddove potevano prepotentemente affacciarsi le preziosità dell’ambiente naturale circostante; certo le persone, incontrandosi formavano una piccola preziosa comunità coltivando soprattutto l’amicizia.

Nessuno poteva sentirsi solo; era inesistente l’indifferenza per le altrui ambasce; mi convincevo altresì che gli abituali frequentatori esercitassero le loro capacità naturali mantenendo così viva la mente sollecitata dall’esercizio competitivo dei praticanti i giochi del tempo, sicchè poco contava anche l’età delle persone vivacizzate dal confronto che sempre veniva in vario modo esercitato.

Mutati i tempi e modificatosi il modo di vivere la quotidianità mi sono chiesto: qualcuno ha colto l’eredità di ciò che offriva il salotto buono? la risposta ve la darò al prossimo appuntamento perché qui ci sta bene un po’ di suspance.

PARTE II

So che, con il passare del tempo, molte vecchie usanze si pietrificano ma, come i corsi e ricorsi storici, anche gli usi e costumi tendono col tempo a riemergere rinnovandosi.

Certo, ma nello stile architettonico e ambientale pratico e funzionale senza nostalgia per l’orrido “rococo”.

Così è: posso perciò rivelarvi che i salotti buoni sono rifioriti, con le loro belle abitudini conviviali ed un consolidato rapporto umano e…… naturalmente le intramontabili carte da gioco.

Esistono: e si moltiplicano, facendo gara nel promuovere iniziative di beneficenza e, come da tradizione, consolidano le amicizie.

E se vuoi conoscerne uno non darmela da bere! se hai cliccato qui sai già dove si trova.

PS: come nei più preziosi salotti di una volta, quale quello di casa Cangiosa incontrerai anche qui una simpatica bestiola che dopo la sua padrona………. era la bestia di maggior riguardo (mi scuso: ma il colpevole è Carlo Porta) .

PARTE III

Da alcuni soci mi viene chiesto perchè, citando nel “salotto buono”, una frase  del noto poeta milanese Carlo Porta, io abbia indicato con il nome di “Cangiasa” la famiglia della famosa marchesa, padrona della cagnolina Lilla (pronuncia “Lila”) mentre, nei testi più recenti ed attuali, la nobildonna presa di mira veniva indicata come appartenente alla famiglia “Travasa”.

La domandata è lecita: il fatto è che, alla morte del Porta, avvenuta nel 1821, il suo grande ed intimo amico Tommaso Grossi raccolse e riordinò gli scritti del Poeta e nella circostanza, poichè nella città di Milano la famiglia “Cangiasa” godeva di grande notorietà, operò la sostituzione del cognome della marchesa in quello di “Travasa” per non urtare la suscettibilità di un casato potente e di grande lignaggio.

Breve storia delle carte da gioco

Bridge: E’ uno sport tecnico?

by Sergio Invernizzi

Se è vero che il Bridge si è affiliato, come Federazione, al CONI nel 1992, allora
possiamo definirla come “elegante forma di sport mentale”, anzi “sport tecnico”, le cui componenti sono costituite da individuo/mente e da uno strumento/attrezzo.

Un connubio fatto quindi da cervello e carte, un matrimonio certamente non perfetto né indissolubile, immagino già le battute di alcuni: “Eh, le carte sono sempre presenti, mentre il cervello … un po’ meno!!”
Oggi parleremo quindi di carte e della loro storia, in seguito di cervello e mente.
Sulle origini delle carte da gioco vi sono varie opinioni.
Ne è documentato l’uso in Cina intorno all’anno 1000, sia come carta moneta, sia come elementi di gioco per divertire le concubine dell’imperatore Suen-ho.
Secondo altri studiosi sarebbero state inventate in India (e questa teoria mi è più cara) per le rappresentazioni di Ardhanari, dea mitologica che con 4 mani reggeva una coppa, una spada, un anello per indicare il denaro e una ghianda: gli stessi simboli apparsi nelle prime carte in Europa probabilmente portate dall’Estremo Oriente dalla famiglia veneziana dei Polo (Niccolò, Matteo e Marco del Milione) e in Spagna dagli Arabi nel XIV secolo.

Nella “storia delle carte da gioco” C.P. Hargrave racconta che, nel viaggio di Cristoforo Colombo verso l’America, i marinai investiti da una furiosa burrasca gettarono in mare le carte da gioco ritenute fonte di disgrazia e di tempesta; ma raggiunta la terraferma sani e salvi, da incalliti giocatori, imprecando contro il gesto inconsulto, si fabbricarono altre carte con foglie di alberi e in seguito anche con il cuoio.

L’attuale mazzo di 52 carte deriva verosimilmente dai tarocchi italiani (cartomanzia) nei quali vi erano i 4 semi con carte dall’1 al 10 e 4 carte reali:  RE, REGINA, CAVALIERE E FANTE.
Il cavaliere è in seguito scomparso e il fante si è trasformato in valet alla francese e jack in Inghilterra.

I modelli delle figure sembra che facciano riferimento a ENRICO VIII (vedi fig. 1) che aveva barba e baffi a doppio pizzo (per i 4 K), mentre Elisabetta di York (vedi fig. 2) moglie di Enrico VII sarebbe la donna ritratta nelle Q.

Figura 1

Figura 2

I disegnatori francesi, dopo la rivoluzione del 1789 sono stati i più fantasiosi nel riprodurre le carte vestite negli abbigliamenti più ricercati. Quelle mostrate in figura 3 sono quelle di un’edizione prodotta da France Cartes (Francia).

Ognuno può così legarsi affettivamente ad una figura.

Nel 1813 vennero concordati i modelli base delle figure con i relativi nomi come indicato nella tabella 1.

  PICCHE  CUORI QUADRI FIORI
K Davide Carlo Cesare Alessandro
Q Pallade Giuditta Rachele Argine
J Hogier Lahire Ettore Lancillotto

Tabella 1

Tutte rappresentano personaggi reali o mitici, tranne una … a voi l’indovinello …

Per la diffusione del gioco del bridge sono state immesse sul mercato carte speciali finalizzate a evitare confusioni tra i 4 semi: le sono di colore arancione (anche in quelle usuali il rosso delle quadri è più tenue, lo avete notato?) e quadrettate invece che a fondo pieno, le sono verdi e non a fondo pieno (a differenza delle ).

Per oggi può bastare, del cervello parleremo un’altra volta ma mettiamolo subito alla prova!

    SMAZZATA n. 1   
Sud gioca con il contratto di 6. Ovest attacca con asso ♣.

il gioco è quasi elementare, 12 prese sono a vostra disposizione.

    SMAZZATA n. 2   

Sud gioca il contratto di 6, che è impedibile dopo che ovest attacca con il  J.

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    SMAZZATA n. 3   

Sud gioca con il contratto di 7NT.  Ovest attacca col K♠ , 13 prese sono sul
tavolo.

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 SOLUZIONI

SMAZZATA n. 1
Per giocare correttamente, basta osservare la carta di attacco, asso di fiori. Sono ormai eccezionali i cefali (o le ombrine) che attaccano con l’asso (o con il re) senza avere il re (o l’asso) nel colore, contro un contratto di slam.
Sono in via d’estinzione!!!! Tagliate l’asso, giocate un giro di atout eliminando il 7 degli avversari; giocate tre giri di quadri restando al morto; giocate la donna di fiori e scartate l’8 di picche della mano. E’ in presa ovest e può giocare solo in favore del dichiarante. “ Eliminazione e messa in presa”.

SMAZZATA n. 2
Sud lascia passare il fante di picche; gioco che gli permette di affrancare due prese di cuori, anche con il resto diviso 4-1, conservando 3 rientri al morto.

SMAZZATA n. 3
Sull’attacco di re di picche, sud scarta l’asso di quadri del morto e prende con l’asso di picche. Gioca 5 quadri dalla mano, scartando 5 cuori del morto e successivamente 6 fiori del morto. Ultima presa l’asso di fiori. Enfasi del gioco di sblocco.

Buon Bridge con uno sport tecnico !